Oggi su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto l’ex eurodeputato e Presidente dell’associazione Luca Coscioni Dott. Marco Cappato.
Di seguito le sue parole:
«Eutanasia? La vità è un bene primario così come lo è la libertà. Anzi, la vita senza libertà è sopravvivenza o, addirittura, tortura se imposta nella sofferenza contro la nostra volontà. La gente è d’accordo così come lo sono alcuni cattolici dove ci sono alcune gerarchie ecclesiastiche che sono contro.
Le persone lo sentono e lo vivono tema dell’eutanasiaa poiché ormai non esiste una sola famiglia italiana dove non ci sia stato l’esperienza di una persona che ha sofferto una malattia grave e terminale.
In questi giorni leggendo i media e i giornali mi sono reso conto che c’è un’informazione che a molti non è chiara. In Italia il cosidetto “suicidio assistito” è consentito ad alcune condizioni. Ad oggi sono 19 le persone che hanno avuto l’approvazione delle ASL per procedere alla morte volontaria, alcune delle quali a Napoli e in Campania.
Sei anni fa ho subito il processo da parte della Corte Costituzione sulla vicenda in merito al mio sostegno a Dj Fabo che ho accompagnato in Svizzera e per cui mi sono autodenunciato.
La Corte Costituzionale, le cui sentenze hanno valore di legge, stabilì che non era un reato aiutare persone affette da malattie irreversibili, sofferenza insopportabile, tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale e che chiedano lucidamente e consapevolmente di essere aiutare a morire. Non solo non è un reato, e per questo sono stato assolto, ma è un dovere per il servizio sanitario e le ASL fornire questo aiuto.
Sul caso di Ada avvenuto a Napoli nelle scorse settimane l’ASL ha riconosciuto questo diritto anche se lei ha deciso di lottare per vivere. Se una persona è contro questa misura, nessuno ls obbliga a farlo. Dare la possibilità di scegliere per chi lo vuole vuol dire anche che chi non lo vuole fare perché è contro i suoi principi può tranquillamente non farlo.
Per la legislazione che noi proponiamo, prima di tutto la persona deve essere in grado di intedere e di volere, e, in seguito, i casi in cui è ammesso il ricorso al “suicidio assistito” è quello di patologie irreversibili e sofferenza insopportabile. Questa è la nostra proposta come associazione.
La vita è la nostra e noi dobbiamo decidere, ma l’elemento legato alla depressione è fondamentale e delicato poiché può far perdere la capacità di intendere e di volere. La legalizzazione dell’eutanasia fa venire fuori delle situazioni che nella clandestinità possono finire con una persona che si butta dalla finestra o si suicida nelle condizioni più terribili.
Avere l’eutanasia legale serve in realtà a dare fiducia alla persona che lo chiede. Lo stato quando una persona chiede di essere aiutata a morire si rende conto che può avere ancora delle cure, anche se non è sempre così. Al di là di tutto, bisogna rispettare la libertà di scelta dell’individuo, altrimenti diventa una tortura.
Il tema tra la gente non fa neanche più rumore. La stragrande maggioranza delle persone è d’accordo che non si può imporre la scelta a qualcuno, il problema sono i vertici del potere italiano, quelli politici, mediatici e ecclessiani. Questo problema dalla politica istituzionale viene affrontato molto mal volentieri.
Addirittura c’è oggi una proposta di legge presentata dal governo italiano e in discussione in parlamento che vuole cancellare il diritto che la Corte Costituzionale ha aperto. Da un punto di vista politico non c’è una bella aria, dal punto di vista della società la gente è aperta finalmente, dopo i temi del divorzio e dell’aborto, al riconoscimento della libertà di scelta anche alla fine della vita.
Meloni e la legge sulla fine vita? Se facesse una buona legge, guadagnerebbe molti voti. Se facesse una legge pasticciata, il rischio è che si riducono i diritti attualmente in vigore e per fare questa legge cercheranno di far capire il meno possibile alla gente»
