Gregucci: “Su Spalletti troppe leggende metropolitane. Contro il Milan un solo aspetto può influire…”

L’allenatore Angelo Gregucci, è intervenuto a Radio Crc nel corso della trasmissione “Si Gonfia la Rete” di Raffaele Auriemma: “Conosco abbastanza bene la realtà campana, diciamo che ho sufficiente esperienza per capire la cultura sportiva calcistica campana. Luciano Spalletti, il classico allenatore da campo? Leggende metropolitane. Lo dico perché Spalletti è un toscano, è orgoglioso, ha sempre detto verità che poi siano scomode o comode è interpretabile. Spalletti ha sempre fatto giocare bene le sue squadre, ha avuto anche grandi intuizioni. Faccio un nome: all’epoca del Perrotta nazionale italiano, Spalletti lo inventò sotto Totti ed andò in doppia cifra in serie A. E’ sempre stato accusato di non aver avuto un rapporto speciale con i big, ma neanche questo è vero. Ha talmente tante certezze il Napoli che si è sdoganata anche la scaramanzia. E pure Champions sta strabiliando bisogna scomodare forse il Milan di Sacchi per ricordare un’italiana che ha fatto così bene. Col quarto monte ingaggio ed il successo in Italia, il Milan l’anno scorso ha fatto qualcosa di incredibile. Il Napoli invece ha avuto un’evoluzione talmente breve negli uomini arrivati a giugno, che nessuno potesse aspettarsi questo rendimento sin dalla prima settimana. E’ da agosto che il Napoli spopola ed ha avuto anche la difficoltà dell’anno anomalo col Mondiale di mezzo. Il Napoli ha superato ogni ostacolo con una facilità disarmante. Oggi possiamo dire con certezza che la squadra può andare anche un mese in vacanza: quando torna resta sempre il primo della classe. 

Il pericolo che corre il Napoli è che il Milan in Champions l’esperienza ce l’ha e la storia e la tradizione rossonera conta. Il Napoli non deve commettere l’errore di sottovalutare il doppio confronto solo perché l’ha battuto in campionato perché in Champions si azzerano tutti i parametri sportivi.

L’Italia viene da molte anomalie, siamo un sistema in crisi, ma abbiamo 6 squadre a quarti nelle coppe europee. Dobbiamo distinguere il calcio che si gioca in Italia ed il sistema calcio italiano. Il sistema non funziona, il calcio invece si. Non dobbiamo farci governare dal risultato, dobbiamo avere una visione differente: i giovani vanno formati in maniera differente. Se si vuole cambiare, bisogna fare qualcosa, i campionati vanno cambiati e le primavere formano poco i calciatori italiani. Quando dai 800 euro ad un allenatore della primavera si capisce che non punti sulla Primavera”. 

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