Con l’approvazione alla Camera dei deputati, l’autonomia differenziata delle Regioni fortemente voluta dal ministro leghista Roberto Calderoli è diventata legge. Adesso le Regioni potranno chiedere il trasferimento dallo Stato di competenze su 23 ambiti, tra cui la sanità, l’istruzione, l’ambiente, i trasporti. Tutto è però subordinato alla definizione dei Lep, ovvero i Livelli essenziali delle prestazioni e dei servizi, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Ma quando e come saranno stabiliti i Lep e, sopratutto, con quali risorse verranno garantiti non è ancora chiaro. Nel frattempo, la riforma ha spaccato l’Italia.
Per la premier Giorgia Meloni e i rappresentanti dei partiti di governo l’autonomia differenziata è “un passo avanti per un’Italia più forte e più giusta”. “Non è così” replica a distanza il governatore della Campania Vincenzo De Luca, per il quale la nuova legge “rischia di spaccare il Paese e di penalizzare drammaticamente il sud”. Di “riforma antistorica” parla il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che auspica un “ripensamento” da parte dell’Esecutivo. L’ex presidente della Camera Roberto Fico del M5S rincara la dose, accusando il governo di aver tradito la patria: “l’Autonomia differenziata – osserva – ferisce in modo profondo e significativo la nostra Repubblica. Aumenterà le ingiustizie, acuirà le disparità sociali e territoriali”.
Insomma, giovedì l’iter parlamentare del disegno di legge Calderoli si è concluso con il via libera della Camera, ma la guerra politica è appena iniziata e ha già provocato qualche crepa, seppur molto piccola, all’interno dello schieramento di maggioranza: vedi l’astensione dal voto dei deputati calabresi di Forza Italia e la condanna del provvedimento espressa dal governatore calabrese forzista Roberto Occhiuto.
L’opposizione sta già lavorando alla raccolta di firme per promuovere un referendum abrogativo: si tratta di una delle due strade percorribili per cancellare il provvedimento. L’altra è il ricorso alla Corte Costituzionale dei presidenti delle Regioni del Mezzogiorno. “La partita non è ancora finita – assicura il deputato del Pd Marco Sarracino – Ci siamo battuti per difendere l’unità dell’Italia e continueremo anche fuori dal Parlamento insieme alle altre forze d’opposizione. Non ci rassegneremo ad una destra becera che calpesta la storia e le istituzioni repubblicane”.
