Marc Innaro a Radio CRC: «Io via dalla Rai per aver raccontato la verità»

Oggi su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto l’ex inviato della Rai Marc Innaro.

Di seguito le sue parole:

«Quando svolgi la professione di corrispondente non sei semplicemente un inviato, ma ti trovi a raccontare e a corrispondere il punto di vista degli abitanti del luogo in cui vivi. Negli ultimi 35 anni ho vissuto in varie parti del mondo come Russia, Egitto e nei paesi arabi dove ho raccontato le vicende e i costumi dei paesi in cui ho vissuto.

L’oppressione della libertà di stampa l’ho avvertita fin dai tempi del Covid. Durante quel periodo mi trovavo in Russia dove ho raccontato il modo in cui i russi affrontavano la pandemia. Non c’era l’obbligo della mascherina come in Italia, i supermercati erano aperti 24 ore su 24 per permettere il diradamento delle persone in più fasce orarie e, al contrario di quello che è accaduto in Italia, al posto di limitare i mezzi pubblici, ne hanno aumentando la frequenza. Durante il Covid in Russia le metropolitane passano più frequentemente una volta ogni 45/50 secondi.

Il Prof. Burioni si arrabbiò con me solo perchè avevo detto che in Russia lo stato pagava gli straordinari alle aziende per lasciare aperti i loro supermercati tutta la notte e perché gli scienziati in Russia stavano sperimentando una terapia scientifica di trasfusione di plasma dei guariti in quelli che si trovavano in condizioni critiche. La scienza ha dimostrato che il 95% pazienti che beneficiarono di questa cura mostrarono effetti miracolosi, ovvero una remissione dalla malattia momentanea. Roberto Burioni in quel periodo di trasformò in una palla di bile rossa, tutto quello che ho detto l’ha fatto andare in bestia.

Il Covid fu solo la prima prova generale di censura della stampa italiana. Il racconto della pandemia vissuta in Russia andava in controtendenza rispetto alla messa cantata dai media italiani. Chiarisco: non sono novax, io sono vaccinato. Non sono neanche filoputiniano. Ho studiato russo all’Orientale agli inizi degli anni 80 e sono andato a studiare nell’allora Unione Sovietica grazie ad una borsa di studio.

Darmi del putiniano non è solo scorretto, ma è disonesto. Al mio arrivo in URSS il segretario generale del Partito Comunista in Unione Sovietica era Jurij Andropov, a cui è succeduto Konstantin Černenko, poi Gorbacev, Ivashko e infine Putin. Ho vissuto in questo paese dagli inizi degli anni 80 quando non esisteva neanche l’Erasmus e molto prima della Perestrojka.

Quando il 24 febbraio del 2022 è iniziata quella in Russia definiscono “operazione militare speciale” ma che in Occidente chiamiamo “invasione”, il racconto che dovevo fare per giustificare l’attacco dei russi è che la NATO si era ampliata dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 e si era raddoppiata tanto da avvicinarsi pericolosamente ai confini russi.

Il problema non è solo politico, ma minaccia la sicurezza nazionale. Non sto qui a dire se sia giusto o sbagliato quello che hanno fatto i russi, invadere un paese è sempre un crimine. La questione riguarda gli equilibri interni ed esterni al paese, se un vicino di casa che si trova sullo stesso pianerottolo ti impedisce di prendere l’ascensore mettendoci una griglia, è normale che prima o poi io reagisca. L’allargamento progressivo di un soggetto a seguito di una serie di alleanze può costituire una solida minaccia per un paese come la Russia.

Facendo un parallelismo con il calcio, raccontare i fatti solo per quelli che abbiamo visto da quel 24 febbraio del 2022 è come fare una telecronaca di una partita a partire dal 80esimo minuto senza raccontare i minuti precedenti, senza sapere quali squadre stanno giocando, per cosa stanno giocando, dove stanno giocando e a che sport stanno giocando. Tutto questo non si vuole raccontare da quel 24 febbraio 2022 e si continua ancora oggi a tarpare le ali a chiunque voglia raccontare un minimo di contesto a quello che sta avvenendo in Russia e in Palestina.

Quando mi sono trasferito a Il Cairo poiché a Mosca non mi facevano più lavorare, mi sono trovato proprio nel periodo in corrispondenza degli attacchi di Hamas ad Israele del 7 ottobre 2023. Mi chiesero di raccontare cosa ne pensassero i paesi arabi della terrificante rappresaglia di Israele al seguito di quegli attacchi. Tutti parlavano a quel punto di “genocidio”, “punizione collettiva” e “pulizia etnica”, tutti termini che si sono posti all’attenzione dell’opinione pubblica solo nel corso degli ultimi due anni ma che allora suscitarono scalpore tanto da riferirmi che le reazioni del mondo arabo le avrebbero raccontate i colleghi da Gerusalemme.

Un po’ volendo e un po’ non volendo, attaccano il ciuccio dove vuole il padrone. A quel punto mi sono rotto le scatole e gli ho detto: “Sapete che c’è? Me ne vado”. E così la mia carriera alla RAI dopo 35 anni è finita. Devo ammettere che mi è pesato tanto. Non so che Rai lascio, ma preferisco non dirlo per carità cristiana. Dico solo: “Mala tempora currunt”.

Governo Meloni? Non c’entra solo questo, noi siamo un paese a sovranità limitata. Non è solo l’attuale governo, la libertà di stampa ha sempre sofferto delle restrizioni da parte dei governi

USA? Faccio un paragone un po’ blasfemo: Trump è come Biden senza vasellina.

Il problema sulla narrazione del genocidio a Gaza è che tutti vogliono avere il monopolio delle informazioni sui genocidi e del ruolo di vittima sacrificale. Di genocidi nella storia ce ne sono stati tanti, basti pensare a quello degli armeni e dei curdi. Oppure degli orrori che sono stati perpetrati nella nostra civilissima europa che per anni si è macchiata di crimini indiscussi, non solo nel periodo nazista. Josep Borrell, ex capo della diplomazia europea, definì l’Europa un giardino fiorito, come se fuori fosse la giungla, ma il mondo sta andando avanti.

Un mondo a trazione anglo-americana è un mondo di stampo neocolonialista che non esiste più e sono gli stessi che difendono l’ONU. La NATO bombardò la Jugoslavia e invase l’Iraq e l’Afghanistan, parlare di diritto internazionale è paradossale. Se qualcuno viola il diritto internazionale e lo fa ripetutamente senza che nessuno apra bocca, allora mi dite perchè la Russia debba essere il colpevole principale di questa logica? Ognuno ha la sua visione di potenza reale o presunta e tutti fanno i propri interessi di superpotenza.

Sogno di Putin di ricostruirsi URSS? No, la Russia è lo stato più grande al mondo, esteso 18 milioni di km2 e possiede tutte le riserve naturali del pianeta. In Russia non si muore né di fame, né di freddo, né di mancanza di terra, di legna o di acqua. Perché Putin dovrebbe ricostituire l’URSS?

Benfica-Napoli? Dobbiamo vincere per forza altrimenti dobbiamo giocare gli spareggi, anche se un pareggio ci starebbe bene. Ci mancano tanti uomini, infatti contro il Qarabag non è stato facile. In Champions niente è facile e scontato, ognuno se la gioca alla morte. Spero solo in una serata magica di Neres e McTominay!»

SscNapoli

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