Oggi su CRC, radio partner della SSC Napoli, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è stato ospite negli studi il direttore del “Il Napolista” Massimiliano Gallo.
Di seguito le sue parole:
«Dopo la partita tra Milan e Lazio si è scatenato un polverone sul mancato rigore concesso alla Lazio. La decisione è corretta dal mio punto di vista. Quello non è mai calcio di rigore, lo ha detto anche il designatore arbitrale Rocchi. L’arbitro si trovava evidentemente in difficoltà, il Var lo ha richiamato al on-field review commettendo un errore e alla fine la decisione è stata quella di negare il tiro dal dischetto alla Lazio. Collu ha fatto di tutto per non far assegnare il calcio di rigore, negandolo ha salvato la sua carriera da un errore gravissimo.
Alla fine tendiamo a ridurre l’andamento di un’intera partita ai singoli episodi arbitrali, guardiamo al resto. Quella tra Milan e Lazio è stata una partita noiosa. Nel primo tempo la squadra biancoceleste ha fatto solo due azioni, nel secondo il Milan ha fatto una singola azione, ha segnato e ha portato a casa la vittoria. Un’altra vittoria per il Milan che rimane inferiore a Napoli e Inter, ma che ha dimostrato di saper vincere anche nelle situazioni di difficoltà.
Fallo di Rrahmani su Kone? Per come vedo il calcio oggi, quel fallo è inesistente. Infatti, nessuno delle testate giornaliste vicino al club giallorosso ha protestato su quell’episodio, però, ci tengo a rimarcare che episodi del genere sono stati fischiati in passato e non potrei dire diversamente.
A Gasperini vorrei chiedere: vogliamo parlare del gol del Napoli? Neanche nei tornei scolastici ho visto una cosa del genere. Il Napoli è ripartito dalla propria area di rigore ad una distanza di 90 metri da una parte all’altra. Neres ha passato il pallone ad Hojlund che l’ha ripassata al brasiliano, facendo un triangolo di passaggio, che l’ha messa in rete.
Due passaggi dalla metà campo avversaria hanno portato il Napoli a segnare il gol del vantaggio. Non mi sento di dire che un errore del genere comporta la revoca del patentino da allenatore, ma se io fossi il tecnico della Roma due domande me le farei. Tra l’altro, alla Roma il pareggio andava bene. I giallorossi hanno perso una partita in casa, prendendo un gol in contropiede. Non credo che la Roma arrivi tra le prime quattro, sicuramente è la più scarsa di quelle che si trovano ai piani alti della classifica.
Obiettivo Coppa Italia? Per me è di importanza zero.
“A Corto Muso” è un libro che tratta del significato politico di Massimiliano Allegri. Proprio per questo motivo, alla base del libro viene proposto il paragone tra Silvio Berlusconi e Massimiliano Allegri. Per circa vent’anni nessuno poteva parlare bene dell’ex Presidente del Milan a causa del fatto che chiunque ti aggrediva e che la tua vita sociale andava in frantumi. La stessa cosa avviene dal punto di vista calcistico con Massimiliano Allegri che è stato dipinto come colui che incarna il “male assoluto del calcio” quando, per quanto non giochi un calcio spettacolare, qualcosa nella sua vita professionale ha vinto, per questo viene definito un reietto.
In un certo senso, il calcio di Antonio Conte e quello di Massimiliano Allegri come principi sono simili. Sicuramente l’allenatore toscano ha smentito il teorema del tecnico del Napoli sul ristorante con il suo motto “il calcio è semplice”, probabilmente lo stesso Conte non ama Allegri. I due, però, un po’ si somigliano, ma alla fine elidono in due direzioni diverse e non entrano quasi mai in contatto. Allegri è orgoglioso e ostenta il suo modo di fare “calcio all’italiana”, Conte non vuole essere il simbolo del calcio all’italiana, anzi lui vuole essere noto e ricordato per un calcio diverso.
Allegri di sinistra o di destra? Lo disse Adriano Galliani: “Non sono mai riuscito a capire se fosse di destra o sinistra”. È una domanda che hanno posto anche ad una presentazione. Alla fine possiamo dedurre che Allegri è di sinistra, anche se qualcuno afferma che al Cagliari ha giocato un calcio innovativo.
Il calcio di Antonio Conte è di stampo socialista reale. Il leccese è un tipo di tecnico che crede ciecamente nel valore del lavoro e del sacrificio, un vero e proprio “stakanovista”. Quello di Spalletti è sempre un calcio di sinistra, ma diverso da quello di Conte. Il toscano è uno che crede molto nel lavoro, nel sacrificio e dell’abnegazione, anche se nell’ultimo periodo Spalletti è diventato un po’ vittima del suo personaggio. Sicuramente ci sono più punti di contatto tra Spalletti e Conte che tra Conte e Allegri.
Quello che ha di bello Roberto De Zerbi è la sua passione per il calcio. Quando parla, dimostra un legame con questo sport che sfocia anche nel fanatismo. Io vorrei vederlo presto sulla panchina del Napoli, lui più di Vincenzo Italiano.
Nel calcio non sempre gli innovatori sono riusciti a vincere e sono passati alla storia in quanto tali. Rinus Michels non ha vinto nulla con l’Olanda, Lippi non era un grande innovatore eppure ha vinto tanto, lo ha dimostrato sia con il Napoli che con l’Atalanta. Zeman è stato un grande innovatore del calcio italiano, lui non si è mai integrato nel calcio italiano, infatti è stata un vero rivoluzionario. Il suo calcio è di orientamento di sinistra extra parlamentare, a differenza di tecnici come De Zerbi e Italiano che sono comunque all’interno del sistema calcio italiano.
Lucca non è scarso, questa affermazione ripercorre le tesi secondo cui Neres non funziona e Noa Lang è scarso. Tutto poi viene smentito dal campo.
Meglio Allegri o Mourinho? Io preferisco il toscano, ma ci tengo a dire che il portoghese è l’allenatore che ha insegnato ai calciatori della Roma a giocare e stare la partita, ancor prima di Ranieri. Avere quel tipo di atteggiamento in campo che ti faceva vincere la partita, sicuramente lui non avrebbe mai preso il gol che ha subito Gasperini»
