Melito, prof di sostegno ucciso a coltellate nella scuola

Docente ucciso a coltellate a Melito. Marcello Toscano, 64 anni, è stato trovato morto dai carabinieri nel cortile della scuola media Marino Guarano di via delle Magnolie, dove lavorava come insegnante di sostegno. Sul suo corpo in abiti intrisi del suo sangue i segni di sette coltellate inferte da mani assassine. Mani appartenenti a una persona dall’identità ancora sconosciuta, ma alla quale i carabinieri coordinati dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord contano di dare presto un nome e un volto.

Due comunità sono sotto choc per l’omicidio del professore. Melito, dove la vittima prestava servizio. E la vicina Mugnano, città di origine di Toscano, che nel suo comune, dal 2015 al 2020, aveva anche ricoperto l’incarico di consigliere per il Partito democratico.

La politica, dopo l’insegnamento, era l’altra grande passione di Marcello Toscano. Poi c’era il Cilento, terra amata dal prof, che sognava di trasferirvisi dopo l’agognata pensione, ormai dietro l’angolo. A raccontarlo a Crc News è il cugino Marcello Curzio, una vita da cronista di nera alle spalle: uno che ne ha viste di tutti i colori, ma che mai aveva visto prima una ferocia come quella che ha strappato Marcello all’affetto dei suoi cari.

“Era una persona normale, un uomo perbene, è stato ammazzato come un cane”, racconta Curzio, che denuncia: “A Melito si muore senza un perché e tra l’indifferenza generale grazie a uno Stato che ha abdicato da tempo”.

Marcello Toscano lascia moglie e due figli. Sono stati proprio loro a far scattare le ricerche del padre, denunciandone la scomparsa ai carabinieri, dopo aver atteso invano il suo ritorno a casa fino al tardo pomeriggio. Ed è stata la figlia ad attirare l’attenzione dei militari sulla scuola, segnalando la presenza dell’auto del genitore ancora nelle vicinanze dell’istituto. Gli investigatori si sono fatti aprire i cancelli dal custode e sono entrati. Pochi metri e a terra, in un cespuglio insaguinato, hanno scoperto il corpo esanime del professore.

A Melito e Mugnano è il momento del dolore. Che adesso soltanto la giustizia può lenire. Quella giustizia che è chiamata a individuare al più presto i colpevoli dell’efferato delitto. “Sono fiducioso che il caso si possa risolvere presto”, afferma a Crc News il sindaco di Melito, Luciano Mottola, che, così come Curzio, punta il dito contro lo Stato: “Non si può garantire la legalità su un territorio di oltre 40mila abitanti, pieno di criticità e con sei vigili urbani e una decina di carabinieri, già impegnati a garantire l’ordinario”.

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