In curva B, allo stadio Maradona, è stato esposto in segno di protesta uno scudetto rovesciato con la scritta “Campioni in Italia” e “Bottino di guerra”. Un gesto forte che ha sicuramente scatenato la polemica. La scelta dei tifosi è molto chiara: la squadra del Napoli non è Campione d’Italia, ma Campione in Italia.
Un segnale che fa riferimento non solo ai comunicati ricevuti contro i festeggiamenti per lo scudetto e agli atti di ostilità degli ultrà dell’Udinese, ma a una situazione più generica di marginalizzazione e di episodi di razzismo non solo nel calcio, ma nei confronti della città di Napoli in Italia. Un gesto che nelle tifoserie ultras di solito si riserva con gli striscioni e gli oggetti sottratti alle tifoserie avversarie. Una coreografia che rappresenta la presa di distanza da chi schernisce e marginalizza la città che, come riportato dallo striscione stesso, non sarebbe ancora considerata parte dell’Italia.
La coreografia messa in atto dalla Curva B nel corso di Napoli-Fiorentina – terminata con un’altra vittoria della squadra di Spalletti ormai matematicamente vincitrice del campionato – non è stata apprezzata da molti a livello nazionale, ma è stata di certo sentita da molti tifosi della squadra partenopea.
Al Maradona c’è stato comunque un clima di grande festa per la vittoria del Napoli di Spalletti. Lo stadio, per l’occasione, ha accolto anche molti ospiti illustri, tra cui Clementino, Eduardo Bennato, Geolier e Liberato, il cantante dall’identità misteriosa che ha fatto innamorare i giovanissimi e non solo. Un altro ospite degno di nota è stato il regista Paolo Sorrentino, che nel corso della festa ha dichiarato: “Questo scudetto se è accaduto è perché Maradona ci ha spiegato come si fa e noi lo abbiamo fatto“.
La festa è continuata non solo tra le mura del Maradona, ma anche per le strade della città, con cori e caroselli sia al centro che in provincia e fuochi d’artificio.
