Il Presidente del SSC Napoli Aurelio De Laurentiis è intervenuto nel corso del Convegno di presentazione della Louis Vuitton America’s Cup voluto da Motore Italia, il roda show di Milano & Finanza
Di seguito le sue parole:
«Il fatto che il nostro golfo ospiterà la 38esima edizione della Louis Vuitton America’s Cup nel corso della primavera e nell’estate del 2027 mi riempie di gioia. La vela è uno sport importantissimo che ci permetterà di immetterci in un contesto naturale e fantastico di mare e di cielo.
Ho sempre immaginato se lo specchio d’acqua dove attraccano tutte le barche più belle del mondo fosse clean e ci si potesse bagnare. Sarebbe un’operazione straordinaria pensino maggiore dei vari festival di Cannes e di Nizza. Quando osservi il golfo di Napoli e intravedi Sorrento a sinistra, le isole di Ischia e di Capri davanti e Napoli regina del golfo ti si apre il cuore. Noi abbiamo la favola delle favole.
Ringrazio il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, per essersi speso per questa grande occasione e ringrazio soprattutto il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per essersi spesa ed aver ottenuto questa partecipazione in Italia nel posto più bello del paese. Quando manifestazione valorizzerà tutto il territorio e porterà un enorme fatturato.
Ho sempre amato la vela ma la novità degli ultimi anni è che queste imbarcazioni sono diventate la vera formula 1 del mare. C’è una manovrabilità che non perdona e che spettacolarizza tutto. Sono delle realtà che saranno sempre più spettacolari e che diventeranno sempre più interessanti e integranti della stessa Formula 1.
Io sono convinto che queste imbarcazioni così sofisticate e che hanno degli equipaggi allenati saranno davvero una giostra sia per il piacere degli occhi che per lo sport. Napoli sta tornando ormai come lo era nei secoli scorsi centrale all’Europa. Sento sempre parlare di Milano ma il vero errore dal punto di vista politico è sempre stato quello di non scommettere sul Sud Italia dove la regina non può che essere Napoli. Investire sul capoluogo partenopeo e sul Sud Italia è importante e per chi non lo capisce è grave.
Nell’arco di questi ventuno anni in cui sono stato Presidente del Calcio Napoli ho imparato molto e lottato per la città di Napoli. Molte volte sento dire che questa città è matrigna, invece io penso che in certe situazioni sia un po’ silente. Per questo spetta a noi imprenditori fare impresa, non perdonerò mai chi vuole fare solamente presa. Ve lo ripeto: bisogna fare impresa!
C’è un altro problema sul quale mi considero negativo e che intendo sottolineare. Tutti gli imprenditori veri e importanti che ci sono in Campania e a Napoli devono essere più uniti e costituire un network poiché sono i più intelligenti e capaci di competere nel mondo. Cari napoletani, uniamoci e unitevi! La Louis Vuitton America’s Cup sarà l’ennesima occasione per fare una bella figura nel mondo.
Mio padre è stato un maestro di Walter Veltroni che io amo molta, sia per il fatto che si diletta spesso nel cinema, ma anche perché ha scritto dei bellissimi romanzi ed ha fatto pure la regia di alcuni film. Nel 1996 Veltroni ha stabilito che i club calcistici non dovevano essere solo dei semplici club, ma delle vere e proprie società di capitale. Le società di capitale devono mantenere i bilanci a posto e non chiuderlo in rosso. Da quel momento è partita una nuova sfida che pochi hanno davvero raccolto.
Noi siamo troppo istituzionalizzati e abbiamo strutturato troppo questo sport federativamente. Un vero imprenditore ha Confindustria, ma nello sport abbiamo la Federcalcio, la UEFA e la FIFA i cui rappresentanti non si staccano dalla propria poltrona che gli dà visibilità poiché in passato facevano i piccoli avvocati in qualche paese slavo o segretari di partito e adesso si ritrovano a comandare come Presidenti di organizzazioni mondiali che vengono ricevuti da Trump o da qualcun altro ad Abu Dhabi e a Dubai.
A questo punto, quindi, questi perdono la testa e non molleranno mai questa poltrona, ma io dico: non lasciatela! Lasciateci, però, noi organizzare questo sport come una vera impresa. Voi volete sempre dominare tutto e fare troppe partite per incassare moltissimo per un motivo che non conosciamo poiché di questi incassi ci arriva ben poco, anche se loro diranno che non è vero. Io rispondo sempre che si potrebbe fare di più.
Della nuova Champions League e delle altre manifestazioni sportive rimarrà ben poco alla Lega Serie A fra qualche anno. Quello che mi infastidisce e che mi ha sempre infastidito da quando ho lasciato Los Angeles per venire a Napoli nel calcio e ho preso una società che non esisteva più poiché era fallita e che per me era una startup è che, ripensando a tutti i sacrifici che ho fatto, mi giro e vedo che intorno ci sono i fondi.
A quel punto mi cascano le braccia quando le proprietà non sono presenti e non si è uniti in un ragionamento che possa essere foriero di un qualcosa di formidabile per il futuro. Tutto ciò mi offende e offende anche il sentimento comune popolare di tutti i tifosi che non conoscono tutte le vere problematiche che ci sono dietro a tutto il sistema. A quel punto criticano il presidente, l’allenatore e l’arbitro, ma è tutto il sistema e il contesto che andrebbe impostato in un altro modo perché fare impresa è una cosa mentre fare la presa lo lascio ai ladri. Io continuerò a combattere poiché a 76 anni mi diverto ancora a combattere e lo farò fin quando ho vita e fiato.
Mondiali di calcio? Conosco Gattuso perché è stato con me e ha vinto anche una Coppa Italia. Lui ha un bel piglio ed è molto cocciuto perché è stato un grandissimo centrocampista. Lui ce la potrebbe fare a qualificarsi con la nazionale, ma il vero problema è che bisogna capire che quando ci sono i campionati devono andare dritto fino alla fine.
Ho prestato Rrahmani alla sua nazionale e mi è tornato sfasciato. Adesso ho prestato Anguissa alla sua nazionale in Africa e mi è ritornato sfasciato. Non si può andare avanti così. Bisogna diminuire il numero delle squadre, fare meno partite e far cominciare il campionato a luglio e farlo finire ad aprile così che abbiamo maggio e giugno per concentrare le nazionali. Così diventa tutto diverso.
Dopo di che, sul discorso delle nazionali dico che se un giocatore ha un contratto con me e percepisce uno stipendio alto ed oneroso da me, devo essere io a decidere se è il caso di mandarlo o no in nazionale oppure se sottoporlo ad ulteriori sforzi se ne ha fatti troppi nelle settimane precedenti o meno.
Quando si infortuna un giocatore mi dovete dare un conquibus affinchè io possa intervenire e riaprire una finestra di mercato. Altrimenti, il campionato come lo porto avanti? A questi signori della FIFA e dell’UEFA dei campionati nazionali non interessa nulla, ma quelli sono i campionati che, invece, sono più sofferti, animati e vissuti dai tifosi per i quali io nutro un grande rispetto».
