Sei mesi di governo Meloni, il punto sull’immigrazione: “Finita l’era in cui l’Italia taceva”

Sono passati sei mesi da quando Giorgia Meloni ha ricevuto l’incarico di Presidente del Consiglio. In una dettagliata intervista a Il Foglio, curata da Claudio Cerasa, la premier delinea un bilancio di questi primi mesi di governo, concedendo particolare attenzione alla questione dell’immigrazione.

Il governo italiano continuerà a contrastare i trafficanti di esseri umani, salvando vite in mare, promuovendo gli ingressi legali e accogliendo chi ha davvero diritto alla protezione internazionale, costruendo un futuro in Africa“, queste le parole di Giorgia Meloni.

La premier aggiunge: “L’immigrazione è un fenomeno che va regolato, non possiamo permettere che siano i trafficanti a scegliere chi arriva in Italia. Sono loro i primi nemici di chi può trovare accoglienza e ricostruire la propria vita in Italia“.

Spiega, poi: “E’ nel quadro dell’interesse nazionale che ragioniamo, è la nostra bussola, questi piani di sviluppo economico e sociale non possono essere sabotati dalle bande di criminali che organizzano la tratta degli esseri umani. L’Unione europea ha dato una prima risposta alle nostre analisi e proposte: in soli due Consigli a Bruxelles, quello del 9 febbraio e quello del 23 marzo, siamo riusciti a far cambiare paradigma. Noi abbiamo chiuso l’era in cui l’Italia taceva. Rivendichiamo il nostro ruolo attivo e chiediamo che anche gli altri stati costruiscano con noi una nuova politica migratoria europea“.

In sintesi, per la premier, sarebbero ”tre” i ”punti in cui l’Unione europea deve impegnarsi.

  • Primo punto: “L’Ue deve dar vita a un’operazione navale e aerea per la sorveglianza del Mediterraneo centrale e orientale e il contrasto dei trafficanti di esseri umani, in stretto coordinamento e appoggio con i paesi di partenza, che a loro volta devono essere dotati di tutti i mezzi necessari per stroncare la tratta. A questa nuova politica di messa in sicurezza delle frontiere esterne dovrà accompagnarsi una gestione comune dei rimpatri delle centinaia di migliaia di irregolari presenti sul territorio europeo”.
  • Secondo punto: “L’Ue deve disporre di una robusta capacità finanziaria per gli investimenti economici nel continente africano, i finanziamenti dovranno essere erogati sulla base di accordi vincolanti, misurabili per obiettivi e risultati, prima di tutto con gli Stati che sono oggi le basi di partenza dei migranti e con i Paesi più poveri che hanno bisogno di aiuto immediato: cooperazione virtuosa in cambio di impegno a combattere l’immigrazione illegale”.
  • Terzo punto: “Una presenza capillare dell’Europa nella formazione, istruzione e ricerca per i giovani del continente africano, l’apertura concreta alla partecipazione delle donne alla vita delle istituzioni, la crescita culturale e consapevole dei diritti (penso anche al grande tema della libertà religiosa in Paesi in cui ancora si muore perché cristiani) e dei doveri di ogni essere umano che costituisce il patrimonio più grande dell’Africa”.

 

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